BARROCCIAI DEL PORCELLINO
vista del mercato a lavoro ultimato
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ODE DEL BARROCCIAIO
Alle cinque del mattino
Il panorama fiorentino
Si riempie di rumori
È il barroccio che vien fuori.
Giù da Piazza Signoria
Il barroccio fila via
Dritto fino al Porcellino
Dov’è fisso il mercatino.
Lui non ha freno o motore
Ed è mosso sia col cuore
Che con braccia forti assai
Dei famosi barrocciai.
I barrocciai son tutti quanti
Belli, forti, sani, aitanti.
Una cosa li accomuna
Che sia rossa bionda o bruna
Un pensiero che non smette
Ossia culo, fica e tette.
Sarà il nome Porcellino
O quel fare malandrino
Fatto sta che ai barrocciai
Quella roba piace assai.
Sbaglia assai colui che tenta
Barrocciai non si diventa
Barrocciai infatti si nasce
Barrocciai lo si è già in fasce
Quando stesi in carrozzina
Pronti per la giratina
Il tardar LO riempie d’ira
Ed allora grida TIRA.
Maggiorenni e vaccinati
Barrocciai siam diventati
E a chi dice che la vita
Da che inizia a che è finita
Sia una presa per il culo
Io rispondo……faccio il mulo!
Con la pioggia o col sereno
Tiro il banco senza freno
Batto i denti in pieno inverno
In estate sto all’inferno
Faccio bagni di sudore
Ma mantengo il buon umore
E anche se mi faccio il mazzo
E se spesso anche mi incazzo
E ritorno a casa stanco
Dopo aver tirato il banco
Penso che le mie giornate
Sempre piene di risate
Fanno invidia a tanta gente
Molto meno divertente
Che si stanca meno assai
Ma alla fine un ride mai.
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